Expo 2015, presentata la Carta di Milano

Il diritto al cibo è il più universale e basilare dei diritti dell’uomo ed è anche il fulcro della Carta di Milano, il documento voluto dal Governo italiano come eredità di Expo Milano 2015, la grande manifestazione dedicata al cibo che si aprirà il primo maggio. La Carta, che è stata resa pubblica il 28 aprile presso l’Università degli Studi di Milano, potrà essere sottoscritta da tutti coloro che ne condividono contenuti e obiettivi e sarà consegnata al segretario dell’Onu Ban Ki-moon il prossimo ottobre.

Nella prima riga la Carta afferma che il mancato accesso a un cibo sano, sufficiente e nutriente é una violazione della dignità umana. Si tratta di una dichiarazione di principio che non si può non condividere.

Un mondo dove ognuno ha cibo a sufficienza non è un’utopia, ma un obiettivo che si può raggiungere lavorando tutti insieme. Secondo il rapporto “Lo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”, pubblicato dalla FAO nel 2014,  i Paesi che sono sulla buona strada per superare il problema della fame e della malnutrizione sono quelli che condividono una crescita agricola migliore della media. Incrementare il volume complessivo degli investimenti pubblici per migliorare i sistemi di produzione agricoli, soprattutto laddove sono più arretrati, è quindi un’assoluta necessità per combattere la fame nel mondo.

Dal 1970 al 2012 la popolazione mondiale è passata da 3.7 a 7 miliardi. Il numero di persone che oggi soffre la fame è ancora impressionante, ma è sostanzialmente rimasto uguale a quello del 1970: circa 800 milioni. Ciò significa che, non essendo aumentata la superficie coltivabile, l’agricoltura, grazie all’innovazione tecnologica che ha consentito uno straordinario incremento della produttività, oggi riesce a sfamare 3,3 miliardi di persone in più rispetto al 1970. La produzione agricola attuale basterebbe per dare da mangiare a tutta la popolazione del pianeta. Se ciò non avviene è a causa delle difficoltà di accesso al cibo in molte parti del mondo, dovute alla cattiva politica ed alla cattiva finanza che specula sui prodotti alimentari.

La Fao stima che la produttività dell’agricoltura debba aumentare di un ulteriore 70% per produrre cibo a sufficienza per i 12 miliardi di abitanti che popoleranno il nostro pianeta nel 2050. Impresa impossibile senza l’ausilio della scienza e dell’innovazione tecnologica, visto che la superficie coltivabile non è destinata ad aumentare. L’incremento della produttività agricola è una necessità anche nei Paesi meno sviluppati, che sono interessati da un forte aumento demografico e dove sta diventando sempre più complesso sovvenire alle esigenze alimentari di una popolazione urbana in crescita smisurata. Il concetto è molto elementare, ma è necessario ribadirlo con forza, perché in questo momento sembrano vincenti quelli che auspicano un ritorno generalizzato all’agricoltura cosiddetta tradizionale o pensano, nel migliore dei casi, che all’agricoltura debbano essere affidati gli obiettivi più disparati, di carattere spesso vago, ma certamente sempre meno l’obbiettivo della produttività, in un mondo che invece vorrà quantità crescenti di alimenti.

Non tutto ciò che è nuovo, ovviamente, è bello. Il progresso comporta dei problemi, che però si devono risolvere guardando in avanti e non all’indietro. La posta in gioco per l’agricoltura nei prossimi anni sarà riuscire a creare un equilibrio armonioso tra rispetto dell’ambiente, sicurezza degli alimenti e redditività delle aziende. Gli agricoltori sentono fortemente questo impegno, ma soltanto con le nuove tecnologie sarà possibile assicurare una produzione sostenibile di derrate alimentari a fronte di una domanda mondiale in continua crescita e garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali.

Gabriele Carenini – Vice Presidente Cia Piemonte