Racconti del Monferrato: il forno di Sala Monferrato

RACCONTI DEL MONFERRATO

Se durante il fine settimana desiderate lasciarvi alle spalle palazzi, cemento e semafori, potete raggiungere un piccolo comune del Monferrato dove troverete una bottega. All'apparenza un normale negozietto di alimentari, collocato su una via aggrappata alla collina che taglia Sala. Appare quasi come uno di quei locali dove, una volta, il cacao o lo zucchero venivano venduti in quella grezza carta celeste, carta da zucchero appunto, accartociata a forma di cono. Siamo però nel 2013 e lo spaccio dell'azienda Crova Massimo, sfida l'incalzare del tempo e l'omologazione del gusto senza cancellare però il passato, anzi. Il negozietto è infatti uno spazio che schiude le porte alla tradizione contadina e alla laboriosità alessandrina. Si scendono due scalini, si entra in cascina per poi finire in un luogo adibito alla cottura del pane. Il fascino di questo itinerario arriva però dal forno, a legna, dove viene cotto ogni giorno festivo il pane: "uno dei pochi in Piemonte, forse ce ne sono solo due o tre nella nostra regione - ha spiegato Iucci, una delle laboriose donne dell'azienda (foto sotto)".

E' la stessa Iucci a spiegarci come è nata l'idea di riattizzare la legna e riscaldare così il forno della cascina: "Massimo, diventando giovanotto, ha voluto riattivare questo forno e così l'abbiamo acceso di nuovo con tanta contentezza; abbiamo continuato la tradizione. Io sono quella che parte prima, faccio l'impasto, preparo il pane e predispongo il forno. Massimo (foto di seguito) fa le cose che vengono dopo".

"Siamo piuttosto mattinieri - sorride timida Iucci - facciamo tutto col lievito madre e poi impastiamo con le buone farine delle nostre colline. Noi cerchiamo di tenere duro anche perché forse, che io sappia, c'è solo un panettiere in Piemonte, nel biellese, ad utilizzare quella fine però è il risultato che conta è la bontà dei panini una caratteristica testimoniata dagli avventori della bottega della famiglia Crova: "vengono dal vercellese, da Moncalvo, dall'astigiano, anche da Milano. La maggior parte dei nostri clienti viene da fuori. Quando arrivano qui ci chiedono di vedere il forno, per loro è come andare in chiesa: vanno a vedere dove facciamo il pane e poi tornano il negozio. Questa attenzione ci rende molto felici". Una passione nascosta tra le vigne e le morbide colline del Monferrato in cui una famiglia si divide il lavoro così come la cascina. Iucci si alza alle due per impastare, Massimo invece comincia a infornare alle 5 per riempire il paese del profumo caldo e buono del pane fatto come una volta, recuperando una tradizione che rende onore al territorio e traccia una strada fatta di genuinità e anche di rispetto del passato. Massimo non si ferma mai mentre racconta la sua passione. I suoi occhi celesti sono accesi sul forno e sulle pagnotte impilate in fila indiana su un lungo asse di legno, pronte per essere adagiate nel forno. Pantaloncini e maglietta corti e un sorriso luminoso come le piastrelle bianche che circondano lo scuro forno 'Musso e figlio di Terruggia' di cui va orgoglioso: "la nostra è una tradizione che abbiamo voluto portare avanti e lo facciamo volentieri". "Siamo contenti - ha spiegato ancora Massimo - perché a noi piace questo ulteriore lavoro che svolgiamo nei giorni festivi e poi vedere che dal milanese vengono qui per comprare 4-5 chili di pane da portare a casa è una bella soddisfazione. Poi naturalmente c'è tutto il resto: le vigne, la produzione di salumi, i campi. C'è sempre da lavorare".
Se vi capita di passare a Sala Monferrato scendete dall'auto e fate due passi in paese. Scoprirete come lavoravano in passato i nostri bisnonni. Scoprirete anche come si può valorizzare la provincia e che l'asetticità dei supermercati ci ha tolto molto, anche solo il piacere di un racconto.
Fabrizio Laddago