Tappa a Milano per il Paese che vogliamo

Si è svolta lunedì scorso alla Facoltà di Agraria di Milano l'Assemblea plenaria del progetto il Paese che vogliamo.
Cia Alessandria era rappresentata dal presidente Gian Piero Ameglio, dal direttore Paolo Viarenghi e dalla vice Cinzia Cottali insieme al responsabile Impresa Franco Piana, dai referenti di Ufficio zonali, dall'addetta stampa Genny Notarianni, dalla presidente di Zona Acqui Terme Daniela Ferrando. Al Tavolo dei relatori, anche il presidente regionale Gabriele Carenini.
Sostenibilità e rispetto dell’ambiente sono sacrosanti e strategici, ma senza ideologie e forzature. È ora che venga riconosciuto il ruolo fondamentale che gli agricoltori italiani ricoprono ogni giorno nella tutela del territorio e nella prevenzione dei sempre più frequenti episodi di dissesto idrogeologico. Attraverso la coltivazione dei terreni che aiuta a stabilizzare i versanti e a trattenere le sponde dei fiumi, il settore primario funge da presidio contro gli effetti degli eventi climatici estremi e svolge una funzione determinante nella salvaguardia del paesaggio e delle sue risorse: così Cia delle regioni Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Altro Adige, ha aperto a Milano la tappa al Nord de “Il Paese che Vogliamo”, il roadshow che l’Organizzazione sta portando in tour per tutta Italia per promuovere il dibattito sulle azioni non più rinviabili per il Paese: dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture alle politiche di governo del territorio, dalla prevenzione dei disastri ambientali al mantenimento della biodiversità, dallo sviluppo di filiere a vocazione territoriale a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e alla coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne in Europa.
“L’agricoltura si trova oggi impegnata, da un lato, a fornire prodotti agricoli di elevato valore qualitativo e sanitario, in quantità adeguata alle esigenze del mercato e a prezzi accessibili al consumatore e, dall’altro, a salvaguardare  le risorse naturali, nel rispetto della redditività dell’azienda agricola”, ha spiegato il presidente di Cia Lombardia, Giovanni Daghetta, a nome delle regioni coinvolte. “Tali sfide richiedono l’applicazione combinata di pratiche, tecniche e strumenti di produzione, messi a disposizione dalla ricerca e dalle moderne tecnologie: dai  prodotti del miglioramento genetico a quelli biologici e chimici utilizzati per la nutrizione e la difesa, dai mezzi meccanici ai sistemi di supporto alle decisioni, con  l’obiettivo di ottimizzare la produttività, nel rispetto degli equilibri dei sistemi naturali”.
Gli ultimi documenti ufficiali della Fao evidenziano, peraltro, che l’agricoltura pesa appena il 6% sul totale delle emissioni prodotte che si riversano sull’ambiente.
In Italia il trend degli ultimi 20 anni sulla sostenibilità del settore è più che positivo: crescono le colture green e le energie rinnovabili; diminuisce drasticamente l’uso di chimica impattante; aumenta la manutenzione del verde realizzata dagli agricoltori, che vale 2,4 miliardi di euro l’anno.
Troppo spesso, dunque, intorno all’agricoltura circolano messaggi fuorvianti e non suffragati dai dati, come l’idea che il settore inquini e consumi troppe risorse. Al contrario, in Italia migliorano tutti gli indici sull’impatto ambientale: -25% emissioni di CO2, -27% di pesticidi, -31% di erbicidi e -28% di fungicidi. In più, crescono sia la produzione di energia green (+690%) che le superfici biologiche (+56%).
Si registra anche una riduzione dell’uso di acqua, grazie al miglioramento delle tecniche di irrigazione, che puntano sulla precisione, per esempio con il passaggio dall’impianto a pioggia con quello a goccia. In questa ottica Cia ha proposto una rete tra i consorzi di bonifica in grado di captare risorse da investire per la collettività. La risorsa acqua resta indispensabile per coltivare quei prodotti agroalimentari di qualità che, solo nell’ultimo anno, hanno fruttato 41 miliardi di euro sui mercati stranieri. Per questo, è necessaria una migliore programmazione attorno a una risorsa non illimitata.
Per il resto, numeri alla mano, in tema di sostenibilità il confronto tra agricoltura e altri settori è impietoso: trasporti, processi industriali e manifatturiero pesano per il 63% sul totale delle emissioni di CO2.
Ciò nonostante, il processo virtuoso avviato dal settore primario ha ancora ampi margini di perfettibilità: ricerca, automazione e graduale diminuzione dell’uso di energie tradizionali non rinnovabili.
Se migliora la sostenibilità ambientale, però, le imprese agricole italiane faticano ancora sul fronte della sostenibilità economica. Una situazione che ha cause ben precise: poche risorse destinate a ricerca e sviluppo, burocrazia elefantiaca e alti costi di produzione. In più mancano strumenti strutturali, ormai indispensabili, come quelli relativi alla gestione del rischio in agricoltura, con gli imprenditori esposti sempre più spesso a lunghi periodi di maltempo e siccità con pochi “ombrelli” assicurativi rispetto al moltiplicarsi di eventi metereologici estremi per effetto dei cambiamenti climatici.
“Il settore è in prima linea nelle sfide ambientali globali, mentre gli agricoltori giocano un ruolo da protagonisti come manutentori del Paese -ha ribadito il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, concludendo i lavori-. Ma senza nuove misure e interventi ad hoc per produttori e territori, non ci può essere crescita e progresso. Per questo, stiamo portando in tutt’Italia il nostro roadshow, con l’obiettivo di sensibilizzare governo, regioni, enti locali, tutte le forze socio-economiche, sul ‘Paese che Vogliamo’. Un Paese in cui territorio, infrastrutture, innovazione e sostenibilità sono gli asset su cui investire risorse e costruire politiche di sviluppo”.