Export Usa: il nostro vino da 3 a 32 euro se i dazi saranno al 100%

C’era anche la Cia di Alessandria a fare chiarezza con alcuni associati dell’Organizzazione nel corso di un incontro sulla minaccia dei dazi Usa per il nostro vino, svolto lo scorso lunedì a Monforte d’Alba (Cn) nell’azienda vitivinicola Conterno Fantino di Claudio Conterno, presidente provinciale Cia Cuneo, insieme al presidente nazionale Cia Dino Scanavino, al presidente Cia Piemonte Gabriele Carenini e al direttore Cia Cuneo Igor Varrone. A rappresentare Alessandria c’erano il direttore Cia Paolo Viarenghi, il responsabile Impresa Franco Piana e l’imprenditore ovadese Gabriele Gaggino.
La situazione non è ancora del tutto chiara su quanto accadrà al nostro vino e ai produttori che esportano negli Usa; il quadro sarà meglio definito il prossimo 18 febbraio, quando sarà nota la lista aggiornata dei prodotti e dei dazi, soggetta a revisione ogni 4 mesi. Nel frattempo, la barriera è attualmente al 25% e si rischia di arrivare al 50%, se non al 100% come paventato in principio (lo scorso mese di ottobre).
Spiega Gaggino: “La situazione sarà di vera difficoltà per quei vini di particolare pregio e di grande costo già all’origine, anche se il colpo lo subiranno comunque tutti i produttori che esportano. Per fare un esempio concreto, i passaggi del funzionamento di mercato sono strutturati così: una bottiglia che il produttore fa uscire a 3 euro, ad esempio, subisce un aumento del 25% per il cambio, arrivando così a 3.75 euro. Si aggiunge circa un dollaro di spese doganali e di trasporto e diventa circa 4.75 euro. Poi subentra il distributore, e la bottiglia arriva a 6.20 euro, quindi il passaggio successivo è in enoteca o dal ristoratore, con un costo di bottiglia a circa 8 euro. Infine avviene l’ultimo ricarico da parte dei rivenditori e il cliente finale spende dal 50% al 100% in più per la bottiglia, quindi dai 12 ai 16 euro. I dazi sono attualmente al 25%, potrebbero diventare più alti e addirittura raddoppiare il prezzo stesso della bottiglia. Immaginate l’impatto che avrà, anche su produzioni che escono dall’azienda vitivinicola a soli 3 euro”.
Conclude Viarenghi: “La Cia è attenta a quanto sta avvenendo. In una fase in cui anche i produttori della nostra provincia si stanno strutturando sui mercati esteri, questo è un momento di difficoltà da affrontare, delicato e complesso. Il mercato statunitense è importante per il vino piemontese. La nostra Organizzazione è presente a livello nazionale ed europeo ai Tavoli predisposti, per valorizzare e tutelare la nostra economia”.