Il problema delle semine alessandrine di pianura

Gli imprenditori agricoli alessandrini cercano di riparare al danno causato dal maltempo prolungato del mese di ottobre e novembre, compromettendo le tradizionali semine autunnali come quelle del frumento, orzo, loietto, e triticale, ma il risultato è ancora incerto.
Come riferito dai responsabili tecnici Cia Alessandria, fino all’inizio dello scorso mese di dicembre, solamente il 40% dei terreni era stato seminato e la situazione è migliorata solo verso il periodo natalizio e nella prima quindicina di gennaio, quando gli imprenditori hanno intensificato gli sforzi per procedere ove possibile con le operazioni di semina.
Spiega la consulente tecnica Cia Alessandria Valentina Natali: “Gli agricoltori ripongono fiducia nelle condizioni climatiche e nella ripresa dei terreni, ma in questo momento non possiamo sapere quale sarà l’esito del raccolto. Nei terreni allagati è difficile entrare per effettuare le necessarie operazioni colturali mentre, dove si è già seminato, i germogli e le piantine rischiano di soffocare per la troppa acqua, motivo per il quale si evidenziano anche forti ingiallimenti.
Le zone del Casalese e quelle collinari hanno avuto molte meno difficoltà rispetto alle pianure alessandrine nel periodo ideale delle semine, motivo per il quale non sono rimasti indietro come noi e sono riusciti a seminare quasi la totalità prevista. Le zone più svantaggiate sono l’Alessandrino, il Vogherese, il Novese e l’Ovadese.
La provincia di Alessandria, riguardo alle semine, è quella più indietro di tutti, Cuneo e Torino sono riusciti a compensare nella seconda decade di dicembre.
In questo momento sono tutti impegnati nelle semine del frumento tenero (varietà alternative) ma, come commenta ancora Natali “è consigliabile ripiegare sull’orzo o sul grano duro perché per il frumento tenero è ormai tardi per ottenere buoni risultati con semine cosi tardive. Anche se sono utilizzate varietà alternative, ovvero quelle varietà nelle quali si ha la capacità della pianta di rispondere alle variazioni di temperatura e numero di ore di luce, passando dalla attività vegetativa a quella riproduttiva senza aver bisogno del processo di vernalizzazione siamo troppo avanti con il periodo”.
Se chi non ha ancora seminato non dovesse riuscire a farlo nei prossimi giorni, dovrà per forza ripiegare su colture primaverili, con l’incognita di una resa minore e un punto interrogativo sulla richiesta di mercato, con un comprensibile aggravio sia dei costi, sia dei danni.