Vino e genome editing al Forum Cia di Firenze

Le possibili applicazioni del genome editing e le tecniche di miglioramento varietale per innovare la viticoltura italiana in termini ambientali, economici e sociali. Questi i temi dell’annuale Forum nazionale vitivinicolo organizzato da Cia-Agricoltori Italiani discussi ieri a Firenze, per la prima volta in partnership con l’Accademia dei Georgofili.
A rappresentare la Cia di Alessandria sono stati il direttore provinciale Carlo Ricagni e il presidente della Cantina Produttori del Gavi Gian Franco Semino.
Il settore vinicolo è uno dei più rilevanti nel tessuto produttivo italiano e motore trainante dell’agricoltura, anche se i vincoli imposti alla coltivazione della vite dal cambiamento climatico mettono a rischio il futuro del vino. Occorrono strategie alternative e le nuove tecniche molecolari, insieme alla conoscenza della sequenza del genoma della vite, hanno regalato agli agronomi una ricchezza di informazioni senza eguali. Al Forum hanno partecipato i maggiori esperti del settore che ne hanno analizzato aspetti tecnici, produttivi e legislativi al fine di tracciare un percorso di continuità fra tradizione enologica italiana e innovazione, per mantenere competitività nel mercato globale. 
Per continuare nella strada della ricerca, secondo Cia, è necessario evitare ogni possibile confusione fra le potenzialità delle nuove tecnologie. Il termine genome editing o cisgenesi è utilizzato per indicare la biotecnologia capace di selezionare le caratteristiche migliorative della pianta senza ricorrere al trasferimento di geni tipico degli Ogm. Nei prodotti cisgenici si opera solo sui geni interni senza l'impiego di materiale genetico esterno al Dna della pianta che rimane immutato. Questo può garantire la continuità delle caratteristiche organolettiche del nostro vino, che ha conquistato ampiamente l’apprezzamento dei consumatori.
Commenta il direttore Ricagni: "Tenendo fermo il cardine della nostra viticoltura tradizionale italiana e piemontese, con i diversi vitigni, che ci rendono unici nel mondo, la ricerca non deve arrestarsi, in particolare nello sviluppo di interventi mirati a ridurre le patologie che affliggono il comparto. I vitigni studiati con le più moderne tecnologie a disposizione devono comunque avere un loro percorso che non dovrà essere confuso con la viticoltura tradizionale e le caratterizzazioni delle Denominazioni di Origine con i loro disciplinari. Il percorso che la ricerca seguirà non dovrà comunque mai trascurare la sostenibilità ambientale, la salubrità dei prodotti e la salvaguardia della salute degli operatori che operano nel settore".