Il futuro è nel biologico? (pubbl. 20.07.16)

Le vendite “bio” crescono ininterrottamente da oltre dieci anni e che solo nella prima parte del 2016 hanno registrato un ulteriore incremento del 19% (dopo il +20% del 2015). Tradotto al consumo, vuol dire un fatturato pari a 2,1 miliardi di euro l’anno, che sale a 2,5 aggiungendo la voce “food-service” (ristorazione e bar). Ma anche dal punto di vista agricolo il biologico avanza: oggi sono quasi 50mila le aziende “bio” in Italia, pari a oltre l’11% della superfice coltivata. E anche dal punto di vista dei prezzi sui campi, il biologico paga di più: in media nel 2015 il prezzo pagato ai produttori di latte è sceso del 13% mentre quello per il latte “bio” è aumentato del 14%. Anche per quanto riguarda il grano duro, nella media dell’anno, il prezzo all’origine di quello convenzionale è cresciuto dell’8%, quello “bio” ha guadagnato il +41%.
Sono i dati di un comparto che non conosce crisi presentati a Roma nel corso dell’Assemblea nazionale di Anabio-Cia dal titolo “Scommettere sul biologico come modello agricolo del futuro”.
Il sistema biologico -ha spiegato nella relazione introduttiva il presidente di Anabio Federico Marchini– è capace di dare risposte: ai consumatori che vogliono qualità e genuinità; al pianeta, in termini di salvaguardia dell’ambiente; agli agricoltori, per il giusto reddito”.
Il biologico dunque come risposta ai nuovi bisogni dei consumatori ma anche motore per tutto il settore primario che vive un momento di grande difficoltà. Da qui la richiesta esplicita al ministero delle Politiche agricole, alle Regioni e ai soggetti della filiera di scommettere sul biologico.
E’ chiaro però - commenta il presidente nazionale Cia Dino Scanavino – che per una reale affermazione del biologico “devono essere portate a soluzione le questioni relative alla semplificazione legislativa e amministrativa. Allo stesso tempo devono essere potenziare le attività di ricerca e innovazione, che sono fondamentali per lo sviluppo del settore al fine di contrastare ad esempio i cambiamenti climatici, che causano diminuzione di produttività”.