Flavescenza dorata: origine e diffusione

FLAVESCENZA DORATA DELLA VITE: origini e diffusione

 
La Flavescenza dorata della vite (F.D.), fu individuata e descritta per la prima volta nella Francia sud occidentale e prese il nome da Caudwell (1957), che la definì ‘Dorèe’ per i vistosi ingiallimenti con riflessi metallici che la malattia induceva sulle foglie delle viti colpite, prevalentemente vitigni a bacca bianca.
Solo in seguito fu accertata l’azione indispensabile della cicalina Scaphoideus titanus (Ball) come vettore dell’infezione .
Fino al 1967 si pensò che F.D. fosse causata da un virus, ma con la scoperta dell’esistenza dei Micoplasmi, cioè di microrganismi intermedi tra virus e batteri non fu più annoverata tra le virosi .
In Italia le prime segnalazioni di Flavescenza Dorata avvennero a partire dalla metà degli anni ‘60 in vigneti dell’Oltrepò Pavese e successivamente in Valtidone (in provincia di Piacenza) ed in vari areali piemontesi quasi esclusivamente a carico della varietà ‘Barbera’.
Il graduale avanzamento dell’infezione verso est è ascrivibile ad un analogo e progressivo avanzamento dell’insetto vettore, ritrovato in vigneti della Liguria occidentale prima, (1964), e del vogherese successivamente (1975) .
Questi iniziali e limitati focolai scomparvero velocemente soprattutto per gli interventi insetticidi che si effettuavano tradizionalmente in zona contro le tignole.
Ben più frequenti ed estese le infezioni comparse in Veneto a partire dagli anni 80 su vigneti della varietà ‘Chardonnay’, imputabili invece all’importazione dalla Francia di barbatelle infette che contemporaneamente ospitavano le uova del vettore. In tali zone la sopravvivenza dell’insetto era favorita da pratiche agronomiche che, privilegiando la lotta integrata, escludevano l’impiego di insetticidi nella difesa dei vigneti .
A partire dagli anni 80 le segnalazioni di giallumi imputabili a F.D. nei vigneti italiani si sono susseguite a ritmo incalzante: oltre alle iniziali in Lombardia, Piemonte e Veneto , seguirono la Sicilia (1982), l’Emilia Romagna (1984), il Friuli Venezia Giulia ed il Trentino (1986), la Toscana (1988) la Liguria e la Puglia (1994).
Negli anni 90 l’introduzione di metodologie molecolari di studio del DNA ed il miglioramento degli strumenti di indagine, permise di osservare per la prima volta la presenza dei microrganismi responsabili delle infezioni nei tessuti delle viti in esame. Si rimodulò ulteriormente la classificazione ascrivendo F.D. al gruppo dei Fitoplasmi.