Vendemmia 2015: andamento sui territori

A raccolta quasi completata, si tracciano le prime considerazioni sulla vendemmia 2015 in provincia di Alessandria. Campagna particolarmente buona per qualità. Spiega Gian Piero Ameglio, presidente provinciale Cia Alessandria: “La vendemmia sul nostro territorio si è rivelata di ottima qualità; unica pecca è stata, talvolta, l’analisi dei prezzi corrisposti ai produttori. Non abbiamo raggiunto un accordo per il Gavi, ma si è concluso positivamente quello per il Brachetto Docg. L’impegno della nostra Organizzazione a tutela dei produttori è stato comunque costante e importante”.
Nel dettaglio, per la zona del Tortonese, come riferito da Giacomo Boveri (produttore e presidente zona Cia Tortona), la qualità si rivela eccelsa e gli standard qualitativi sono tanto alti da essere stati riscontrabili in poche altre annate. Nonostante questo, sarà un anno di luci e ombre tenendo in considerazione i prezzi di mercato: secondo i produttori, le uve tradizionali non sono state premiate a sufficienza, in relazione alla qualità e alla quantità prodotta, a fronte di rese ancora più basse rispetto agli scorsi anni. Nel Tortonese, il territorio punta sul Timorasso: il 2015 sarà un’annata storica che probabilmente riuscirà a portare quest’uva in tutto il mondo con maggiore prestigio. La Croatina ha avuto eccellenza qualitativa e si attendono i riscontri sul mercato in quanto è un prodotto non ancora affermato, un po’ difficile da collocare, ma sul quale i produttori stanno investendo. Il prezzo per chi vende uve rosse varia dai 45 ai 50 centesimi/chilo (con alcune punte di 55): la speranza è che, con la produzione limitata di Barbera, il mercato dei vini in Piemonte possa aumentare il prezzo e le Cantine sociali possano pagare in maniera più adeguata i produttori.
Nel Casalese, sia per Grignolino sia per Barbera, la qualità è ottima, spiega Luigi Arditi, produttore: uva bella e sana con rilevazioni dai 20° zuccherini in su. Unica pecca: la quantità, calata del 15% circa rispetto agli scorsi anni. Questo è spiegabile attraverso la siccità importante dei mesi decisivi per lo sviluppo delle uve: le piante non hanno vegetato in modo corretto e con l’arrivo tardivo delle piogge, i grappoli sono rimasti piccoli, la loro crescita non è stata ottimale per grandezza e peso. I prezzi, contrariamente alle aspettative di inizio campagna, sono da ritenersi simili allo scorso anno (da 40 a 50 cent/Kg).
Nel Gaviese, come riportato da Gianfranco Semino, produttore e presidente zona Cia Novi Ligure, per Cortese e Gavi l’andamento qualitativo è paragonabile alla perfezione, per gradazione e salute. La produzione ha subito un arresto quantitativo rispetto agli scorsi anni (addirittura oltre il 20%). Il prezzo attuale è intorno all’euro, più da quanto stabilito con la Paritetica.
Nell’Acquese, per Moscato, Brachetto e Albarossa, spiega Alessandro Bonelli, produttore e presidente zona Acqui Terme, l’uva si distingue per bellezza, qualità e tutti gli indicatori positivi (fermentazione, temperatura, grado zuccherino alto, acidità, tannino), ma sui vitigni tardivi (in particolare Albarossa) la siccità ha influito negativamente, con la conseguente bassa resa in cantina coi mosti (che non arriva al parametro tradizionale del 70%).
Nell’Ovadese (in particolare il Dolcetto), come osserva Italo Danielli, produttore e vicepresidente provinciale Cia, è stata un’annata molto positiva, “fuori dal normale”, con mosti strutturati, corposi, colorati. Le quantità hanno visto un calo minimo, che varia tra aziende, aiutate dall’assenza sostanziale di patologie e gravi danni climatici. Riguardo al prezzo, ultimamente questo è salito negli ultimi giorni in conseguenza alla quantità limitata di uva. Il prezzo, inoltre, varia su due fasce: i grossi quantitativi alla rinfusa (poca variazione) e partite più piccole (20/30 quintali) per cui il prezzo può crescere. Infine, nell’Ovadese, i produttori assistono ad un maggiore interesse verso il Dolcetto, prodotto molto versatile.
Conclude Carlo Ricagni, direttore provinciale Cia Alessandria: “A fronte di una precedente analisi a livello nazionale che evidenziava una stima di aumento di produzione in Piemonte, i dati riportano ad un’altra tendenza: si è verificata infatti una diminuzione di produzione – ancora da quantificare ma ravvisabile intorno al 20% - bilanciata però da un’annata particolarmente favorevole per la qualità di tutte le uve della provincia. Quindi la prospettiva, per qualità, è di un’annata storica”.