Fauna selvatica: risarcimenti e riflessioni

I danni da fauna selvatica nel 2014 hanno superato i due milioni di euro. Alessandria è stata la provincia più colpita, con oltre 450 mila euro, seguita da Cuneo (419 mila), Torino (358 mila), Asti (155 mila), Novara (182 mila), Biella (155 mila), Vercelli (105 mila) e Verbania (97 mila). La Regione ha però stanziato soltanto 840mila euro. 383 mila euro sono già stati liquidati a 13 tra Atc (Ambiti territoriali di caccia, in pianura) e Ca (Comprensori alpini, in montagna), gli altri 25 stanno aspettando.
Ma non solo le risorse stanziate sono insufficienti, anche il meccanismo con cui vengono distribuite è molto lungo e parecchio complicato. Arpea (l’Agenzia piemontese per le erogazioni in agricoltura) riceve lo stanziamento per i rimborsi dalla Regione e lo distribuisce ad Atc e Ca, che gestiscono l’attività venatoria sul territorio. Questi li devono girare alle aziende agricole e comunicare alla Regione beneficiari e importi per evitare che i soldi dei risarcimenti siano utilizzati per altro.
E’ intollerabile – commenta il presidente Cia Piemonte Lodovico Actis Perinetto che i risarcimenti dei danni da fauna selvatica siano erogati con molto ritardo ed in misura insufficiente e soprattutto che vengano fatti rientrare nel regime ‘de minimis’, come ha stabilito la Regione con delibera del 31 luglio scorso".
"Un conto sono i contributi nazionali, altra cosa sono i danni da fauna, che non sono contributi ma risarcimenti, in quanto la fauna selvatica è propietà dello Stato - dichiara Gian Piero Ameglio, presidente provinciale Cia Alessandria -. Gli agricoltori seminano per raccogliere, non per avere i risarcimenti: bisogna operare in via preventiva. Inoltre, il ritardo dei mancati pagamenti scoraggia gli imprenditori a fare domanda di risarcimento; questo comporta una stima falsa sui danni, che sono effettivamente molto maggiori".